Benvenuto nella Rete Civica del Comune di Bareggio (MI) - clicca per andare alla home page
HOME » Il Parco Arcadia

clicca per stampare il contenuto di questa paginastampa

data ultimo aggiornamento:  23/05/2014

IL PARCO ARCADIA

Il Parco si estende per circa 200.000 metri quadri all'interno del territorio di Bareggio.

È percorribile, a piedi o in bicicletta, attraverso sentieri sterrati e non che permettono di raggiungere tutte le varie parti del Parco. Lungo questi percorsi sono disposte panchine per il riposo, tavoli per pic-nic e fontanelle. All'ingresso, la struttura di accoglienza, che ospita tra l'altro la sede dell'associazione Amici del Parco, comprende anche una sala didattica ed i servizi igienici. All'interno del Parco sono inoltre disponibili a tutti alcune strutture sportive:
- un percorso vita con attrezzi per gli amanti dello jogging
- un campo di calcio
- un'arena cementata per pattinatori grandi e piccoli.

ORARI DI APERTURA

Da novembre a febbraio: tutti i giorni dalle 8.00 alle 18.00
Marzo: tutti i giorni dalle 8.00 alle 19.00
Aprile: tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00
Maggio: tutti i giorni dalle 8.00 alle 21.00
Da giugno a settembre: tutti i giorni dalle 8.00 alle 22.00
Ottobre: tutti i giorni dalle 8.00 alle 20.00 

Origini e sviluppo

Le origini del Parco Arcadia risalgono ai primi anni 70 quando l'allora Amministrazione comunale sentì il bisogno di creare un "piccolo polmone verde" che dagli iniziali 60.000 mq è arrivato a tutt'oggi ad una superficie di circa 200.000 mq.
La prima piantumazione avvenne nel 1975 con la posa a dimora di 1560 piante. Ora invece ce ne sono circa 3.000 di diverse specie.
Il termine Arcadia fa riferimento all'omonima regione greca, quale fu favoleggiata dai poeti bucolici, visto come paesaggio annesso e scenario di vita idilliaca presa a modello dal movimento letterario che, fondato a Roma alla fine del 1600, venne poi diffondendosi nel resto della penisola.
Anche a Bareggio era presente una simile Accademia, è presumibile che i componenti dell'accademia letteraria si radunassero a poetare in quel luogo agreste e silenzioso del Bareggino chiamato Arcadia.

Vari anni fa a Bareggio, precisamente nel 1983, per ragioni di lavoro conobbi Gianfranco Bedinelli, allora Assessore comunale; i primi contatti con l'Amministrazione comunale avvennero in occasione della richiesta di indicazioni per la miglior gestione del verde nell'area attorno il Municipio e la Chiesa.
Successivamente, con il mio collega dottor Ianier, effettuammo il censimento del verde pubblico e di pertinenza degli edifici scolastici, fornendo indicazioni di dettaglio per la sua gestione; vennero anche individuate nuove aree nelle quali il verde poteva essere aumentato o realizzato.
Sin dalla prima visita si parlò del "Parco Arcadia" ed ebbi modo di visitarne il nucleo originale.
Allora era una giovane area verde a contorno di strutture sportive; un'area verde pubblica posta a confine tra una parte nuova dell'abitato e la campagna; un'area verde attrezzata che poteva sembrare simile a molte altre realizzate nelle zone di espansione abitativa di molti Comuni.
Nel caso di Bareggio, però, la cura, l'attenzione e la passione con la quale venivano seguiti la gestione, il miglioramento e l'ampliamento del "Parco Arcadia", rendevano unica la realizzazione e particolarmente attuale la scelta del nome.
Due secoli fa "Arcadia" era il nome dato a luoghi di ritrovo in cui discorrere di cultura; in quei tempi vi era grande attenzione al nuovo, alle nuove espressioni culturali, ai nuovi modi (moderni) del pensiero scientifico ed ai nuovi criteri di impostare le scienze; l'illuminismo dava grandissimo impulso alla diffusione di pensieri filosofici moderni che venivano affrontati e discussi anche da classi sociali che precedentemente ne erano escluse. L'attualità della scelta di chiamare "Arcadia" il Parco di Bareggio è anche motivata dall'attenzione alle esigenze dei cittadini, è il risultato di scelte colte ed intelligenti, è la dimostrazione di quanto è possibile ottenere avvalendosi di risorse umane positive e costruttive. Nel corso degli anni il parco è cresciuto sia perché è aumentata la sua superficie che perché sono cresciute anche le piante e gli arbusti; al verde degli alberi ed all'azzurro del corso del fontanile è stato aggiunto il laghetto; il parco si è animato di piccoli animali selvatici giunti spontaneamente e vi è stato dato ricovero a numerose altre specie; nel corso degli anni nel Parco sono anche aumentate le attività, si è consolidato il suo utilizzo e sempre maggiore è risultato il coinvolgimento dei cittadini. Il Parco Arcadia e la sua gestione sono un atto di cultura civile che sempre di più appartiene ai cittadini di Bareggio.
Anche l'iniziativa di sostenere e costituire l'Associazione Amici del Parco dimostra la volontà di desiderare la partecipazione di tutti; le finalità dell'associazione sono sempre attuali e condivisibili, inoltre il loro raggiungimento è di sicuro interesse pubblico.
Legati alle attività ed alla gestione del Parco ricordo vari sopralluoghi, i contatti con il Bosco WWF di Vanzago, la messa a dimora di centinaia di piante fatta dagli alunni delle scuole, gli incontri di inizio estate ed i concorsi di disegno e pittura.
Oltre alle occasioni speciali di iniziative nel parco, bisogna ricordare il quotidiano utilizzo, le centinaia di occasioni di incontro aperte a tutti e tantissimo partecipate. L'attenzione al verde, agli alberi è anche stata confermata nell'intero territorio comunale, sia nelle immediate vicinanze del Parco ed a contatto con esso che in aree più lontane.
Spesso si è operato in situazioni poco favorevoli, ma anche realizzare una piccola siepe a fianco della pista ciclabile od un'aiuola vicino all'ufficio postale ha significato recuperare spazio per del nuovo verde, ha significato migliorare l'ambiente in cui viviamo; ciò che man mano è stato fatto rappresenta il rispetto dei desideri e delle aspettative dei cittadini.
Nelle varie fasi di queste iniziative, sempre sollecitati da Gianfranco Bedinelli, in tanti abbiamo cercato di fare quanto possibile per collaborare, seguire, facilitare, sostenere o suggerire nuove possibilità.
Il risultato è verificabile ogni giorno: il Parco Arcadia continua ad essere una bellissima area affidata alla pubblica Amministrazione ed a tutti i cittadini; i bambini ed i giovani, non solo di Bareggio che sin dall'inizio della loro vita hanno frequentato il Parco e nel Parco hanno giocato, si sono divertiti, hanno imparato a conoscere animali e piante ne saranno i futuri custodi.
I cittadini renderanno il Parco Arcadia sempre più utile e sempre più bello se continueranno con l'entusiasmo e le capacità di chi ha avuto l'idea che fosse possibile gestire il Parco Arcadia avvalendosi non solo delle risorse pubbliche ma anche delle idee e del grande spirito di collaborazione di molti.

Storia

Le origini del Parco Arcadia risalgono ormai a circa 25 anni fa, quando l'allora Amministrazione comunale senti il bisogno di creare un "piccolo polmone verde" che, dagli iniziali 60.000 mq è arrivato a tutt'oggi ad una superficie di circa 200.000 mq.
La prima piantumazione avvenne nel 1975 con la posa a dimora di 1560 piante. Ora invece ce ne sono circa 3.000 di diverse specie.
È necessario spiegare la scelta di denominare il parco con il nome di "Arcadia".
Il termine "Arcadia" fa riferimento all'omonima regione greca, quale fu favoleggiata dai poeti bucolici, visto come paesaggio annesso e scenario di vita idilliaca che venne presa a modello da quel movimento letterario che, fondato a Roma alla fine del 1600, venne poi diffondendosi nel resto della penisola sotto la denominazione di Accademia dell'Arcadia.
Anche a Bareggio era presente una simile Accademia. Gli Accademici dell'Arcadia erano consapevoli di una cosa: la natura è parte inscindibile del nostro essere uomini e noi siamo una parte della natura.
Infatti è presumibile che i componenti dell'accademia letteraria si radunassero a poetare non nella villa Sormani e neppure nel palazzo dei nobili Gallina, ma in quel luogo agreste e silenzioso al Bareggino chiamato Arcadia, ai margini delle acque quiete del Fontanile Laghetto, proprietà dei Gallina e di altri sostenitori e componenti dell'accademia. Nel capitolo primo del poema Arcadia il suo autore Federico Vassallo scriveva nel 1618 che l'Arcadia era posto al Bareggino e ne fa ancora oggi una descrizione veritiera:
"Sovra un Fonte di sorger mai non stanco, Con agghiacciate limpidissim'onde, Posa quel suoI cui di lodar non manco. S'erge frondosa Quercia che l'asconde Ai caldi rai del sole e in un difende Da la grandine ancor le verdi sponde".
Come detto precedentemente il parco è ormai una grossa realtà, 200.000 mq. di verde e impianti sportivi, inoltre molte specie di animali di terra e di acqua hanno fatto del parco il loro ambiente, dove vivono e si riproducono senza temere la presenza dell'uomo.
Si è detto che al Parco c'è una naturale presenza di piante e animali, ma è utile ricordare che è anche terra di fontanili. Rilevante è il fontanile Laghetto, in cui vengono protette flora e fauna, ambiente naturale per lucci, anatre, cigni e tartarughe.
Il parco è nato sì dalla volontà dell' Amministrazione Comunale, ma soprattutto dalla volontà di un gruppo di cittadini bareggesi e dall'allora assessore comunale all'ecologia. I loro interventi hanno reso concreta la vivibilità del parco e l'associazione cacciatori di San Martino ha dato vita al nucleo faunistico donando al parco la prima coppia di cigni reali. Tutto questo è servito sicuramente da stimolo agli altri cittadini suscitando il loro interesse e la loro voglia di contribuire all'arricchimento della flora e della fauna del parco con altre donazioni. L'interesse e il volontariato si sono tradotti, in concreto, con la costituzione dell' Associazione Amici del parco, atto notarile del 30 settembre 1986, che ha la propria sede all'ingresso del parco in Via Matteotti e conta attualmente circa 500 soci. L'Associazione ha lo scopo di :
- promuovere, organizzare e gestire tutte le attività e le iniziative utili a consentire ed a recuperare l'ambiente naturale ed a creare; - mantenere o ricercare le condizioni favorevoli per l'insediamento e lo sviluppo delle specie locali della flora e della fauna;
- promuovere, organizzare e gestire le indagini e studi utili a conoscere lo stato di composizione dell'ambiente naturale;
- contribuire alla formazione e diffusione di una cultura per il rispetto dell'ambiente;
- contribuire all'istituzione sul territorio di Bareggio di parchi e/o aree protette e alla loro tutela e recupero;
- offrire collaborazione gratuita ad enti pubblici gestori di parchi ed aree protette;
- offrire collaborazione gratuita ad enti pubblici preposti al controllo e alla vigilanza su attività potenzialmente inquinanti e nocive.

L'associazione "Amici del parco Arcadia" ha un proprio statuto, un consiglio direttivo che viene rinnovato ogni quattro anni, tramite voti di tutti i soci.
È da sottolineare che sin dalla sua nascita l'associazione "Amici del parco Arcadia" ha come presidente onorario il signor Gianfranco Bedinelli, come presidente il signor Ernesto Grassi, recentemente scomparso, vice presidente Arturo Artioli.


Flora del parco

La ricchezza di acque e la diversa composizione dei suo- li hanno contribuito a fare del Parco Arcadia un luogo in cui è possibile l'esistenza di numerosissime specie vegetali. Costituisce, perciò, un laboratorio botanico che permette un approccio alla conoscenza del mondo vegetale, delle sue componenti e dei suoi equilibri. All'interno del Parco si possono distinguere, sommariamente, due ambienti: il bosco che si sviluppa intorno alle sorgenti dei fontanili Laghetto e Barona e il prato che occupa la maggior parte del territorio. Schematicamente un qualsiasi bosco è così strutturato: uno strato superiore occupato dalle chiome degli alberi, uno inferiore dagli steli delle erbe, uno intermedio dagli arbusti; la presenza delle tre componenti è un segnale che quel- l'ambiente, almeno in apparenza, è in buono stato. Nell'area intorno alle sorgenti il bosco è composto da una rigogliosa vegetazione in cui predominano specie autoctone, cioè tipiche della nostra zona.
Queste aree limitrofe ai fontanili erano molto estese, quando l'agricoltura rappresentava l'unica ricchezza e fonte di sostentamento e i corsi d'acqua, usati per irrigare i campi, erano diffusi e curati. Il fatto di poterne osservare un tratto è un'esperienza importante che ci consente di immaginare come doveva essere l'aspetto della nostra zona, quando era interamente rivestita da fitta vegetazione.
È consigliabile effettuare una visita al Parco nella stagione primaverile, per ammirare gli splendidi fiori che profumano l'aria e in quella autunnale perché particolarmente ricca di frutti e di colori.
La vegetazione della zona limitrofa ai fontanili comprende numerose specie arboree, arbustive ed erbacee. Sarà piuttosto facile notare che, tra gli alberi, vi è una netta predominanza della Robinia (Robinia pseudacacia), caratterizzata da profumatissimi grappoli di fiori bianchi e che rappresenta, però, una specie non autoctona.
Originaria del nord America è stata, infatti, introdotta in Europa nel 1600 dove si è largamente diffusa di- venendo infestante un po' ovunque.
Essa è qui accompagnata da altre piante spontanee, che popolano naturalmente i bordi delle acque di fiumi, delle rogge e dei fossi che solcano la campagna nella nostra zona: il Salice bianco (Sali x alba), il Pioppo bianco e nero (Populus alba e Populus nigra). Il Sa- lice bianco è molto resistente alle condizioni atmosferiche poco favorevoli e all'inquinamento; è larga- mente coltivato per ricavarne i vimini che si utilizzano per la costruzione di cesti e altri oggetti.
Entrambe le specie di pioppi prediligono i suoli freschi e umidi e il loro legno, tenero e flessibile, viene utiliz- zato per la produzione di carta; quello del Pioppo bian- co, più poroso e resistente, anche per la fabbricazio- Jle di parquet e mobili.
Essenze tipiche, piantumate nel Parco, sono anche la Farnia (Quercus robur), l'Olmo minore (Ulmus minor) e l'Ontanonero (Alnusglutinosa) questi ultimi presenti, però, in minor numero di esemplari.
La Farnia, Quercia più diffusa in Europa e tra le più longeve, costituiva assieme all'Olmo minore, al Ciliegio e al Melo selvatico, la grande foresta planiziale che originariamente ricopriva la Pianura Padana e che ha sempre rappresentato una fonte di legname pregiato. Il legno di Farnia, ad esempio, veniva impiegato in passato per la costruzione di navi; attualmente si usa la corteccia in conceria e il legname per fabbricare mobili, mentre quello dell'Olmo minore è sempre stato utilizzato per vari lavori in campagna, soprattutto per sostenere le viti.
Ombreggia il fontanile Laghetto un'altra specie caratteristica, però, delle zone collinari: l'Acero di monte (Acer pseudoplatanus). Si tratta di un albero molto imponente che, dato il folto fogliame, veniva utilizzato in passato per dare ombra ai casolari di montagna.
Lo strato arbustivo è composto, essenzialmente, da specie spontanee tipiche dei nostri boschi: Rovo (Rubus sp.), Nocciolo (Corylus) e Sambuco (Sambucus nigra). Essi arricchiscono di fiori primaverili e di frutti autunnali (nocciole, more e bacche) la vegetazione contribuendo ad attirare e sostentare uccelli e altri animali del bosco.
Il Rovo e la Robinia costituiscono altresì specie pioniere, sono, cioè, in grado di diffondersi in terreni aridi e quasi privi di sostanza organica (humus). Esse preparano l'ambiente ad altre specie che non possono sopportare simili condizioni, arricchiscono il terreno di nuove sostanze e ombreggiano il suolo. È grazie anche a loro che il sottobosco, umido e fresco, è particolarmente ricco di erbe, fiori e di qualche fungo, tutti spontanei. Tra la vegetazione erbacea, molto diffusa è l'Edera helixche infittisce il sotto bosco arrampicandosi sul tronco degli alberi e formando un tappeto erboso sul suolo grazie alle corte e spesse radici che la ancorano al substrato. I fiori giallognoli sono molto ricchi di net- tare gradito, soprattutto, alle giovani vespe che devono immagazzinare riserve per l'inverno.
Domina il sottobosco l'Erba amaranta americanauna pianta erbacea, originaria dell'America settentrionale, che può raggiungere l'altezza di due metri ed è caratterizzata dal fusto rossastro, dai fiori bianchi e dai frutti porporini. Interessante è l'utilizzo del succo estratto dalle sue bacche che è usato per colorare i confetti, le bibite zuccherate e la carta.
In primavera, da febbraio a giugno, il terreno è cosparso di fiori gialli multi petali del Favagello ficariadi quelli, a cinque petali, del Cinquefogiio reptanse della Fragola indicaQuest'ultima è caratterizzata da frutti piccoli di un color rosso vivo e commestibili, simili alle fragole che si coltivano nei giardini. Notevole è, inoltre, la presenza di Alliaria (Alliaria officinalis) e di Aglio pippolino (Allium vineale), due specie molto diverse tra loro accomunate però dall'odore di aglio che emanano le foglie o il fusto quando vengono stropicciati.
Altre specie popolano quest'area, ma sono meno appariscenti e meno note; tra esse l'Ellera terrestre (Glechoma hederacea), una pianta officinale dai fiori piccoli azzurrognoli, frequente nei cespugli e nelle siepi, con le cui foglie si prepara un decotto utile contro le infiammazioni delle vie respiratorie.
Se il boschetto attorno ai fontanili è interessante per l'osservazione della vegetazione nostrana nel proprio habitat naturale, nel grande prato, in parte recintato, del Parco si trovano esemplari di molte specie arboree e arbustive, particolarmente belle o con peculiari caratteristiche.

Altre piante tipiche dei boschi di pianura, piantate all'interno del Parco, sono la Quercia rossa (Quercus rubra) , la Quercia palustre (Quercus palustris) il Biancospino (Crategus monogyna) e le specie selvatiche da cui sono state ricavate le varietà coltivate: Ciliegio selvatico (Prunus avium), Melo selvatico (Ma/us sy/vestris) e Pero selvatico (Pyrus communis).
Poter osservare la Quercia rossa in autunno, prima del cadere delle foglie, è sicuramente uno spettacolo di colore: dapprima la folta chioma diventa giallo vivo, poi rossa, infine brunastra; la sua diffusione, dal Nordamerica un po' ovunque, è appunto dovuta a questa sua caratteristica. Anche l'aspetto autunnale della palustre è molto simile, sembra tuttavia che i suoi colori siano ancora più vivi.
Il Biancospino, dal portamento arbustivo, è spesso coltivato come pianta decorativa per la bellezza dei fiori e dei frutti. I fiori sono bianchi, numerosi e profumati; i frutti, raggruppati in densi grappoli, sono verdi e maturando diventano di un bel colore rosso scuro.
Numerose le specie arboree presenti che prediligono, allo stato spontaneo, ambienti diversi da quello pianeggiante in cui si trovano, ma che si sono adattati bene anche al clima di pianura.
Nel Parco si trova uno tra gli alberi un tempo più diffusi e coltivati della Padania, il Gelso nero (Morus nigra) che, oggi, è in netta diminuzione. È diventato ormai ra- rissimo incontrarne nelle campagne filari ancora integri, al più sopravvivono esemplari molto vecchi. Prima della seconda guerra mondiale era diffuso l'allevamento del Baco da seta che si nutre delle foglie di Gelso; tra- montata la bachicoltura è incominciato il suo declino. Peccato, forse in futuro sarà difficile incontrare un Gelso, e impossibile gustare le more nerastre che, raggiunta la maturazione, sono buonissime!
Sono tipiche di ambienti collinari e montani le Conifere: Pino (Pinus nigra e Pinus strobus), Abete rosso (Picea excelsa), Cedro (Cedrus atlantica), Larice (Larix deci- dua), Tasso (Taxus baccata) e Ginko (Ginko biloba).
Il Tasso è chiamato anche albero della morte, poiché si tratta di una pianta velenosa in tutte le sue parti ad eccezione della polpa delle coloratissime bacche rosse, che è dolcissima e commestibile.
Particolarmente interessante è il Ginko, un albero ori- ginario della Cina e coltivato a scopo ornamentale, che è la pianta a semi più antica. Viene considerata un vero fossile vivente che ha avuto una notevole capacità di adattamento e ha resistito a mutazioni climatiche mol- to profonde. Tuttora è in grado di resistere agli attacchi di parassiti e sopporta, senza danni, gli inquinamenti atmosferici e tossici.
Il Faggio (Fagus sy/vatica), il Frassino (Fraxinus exce/siar), la Betulla (Betu/a pendu/a), il Castagno (Castanea sativa) e il Sorbo degli uccellatori (Sarbus aucuparia) sono anch'esse specie che prediligono le zone collinari, in particolare, il Faggio è uno dei componenti principali dei boschi di montagna. Il Castagno, verso la metà del secolo scorso, era una pianta molto diffusa e coltivata per il suo frutto, che costituiva un importante alimento per buona parte della popolazione. In seguito la sua coltivazione è stata a poco a poco abbandonata, ma attualmente è in lenta ripresa.
Il Sorbo, diffuso nei boschi montani, è ora coltivato sempre più frequentemente per lo splendido aspetto decorativo delle foglie, dei fiori e dei frutti. Il nome di Sorbo degli uccellatori deriva dal fatto che, una volta, dalla polpa dei frutti arancioni si ricavava una sostanza vischiosa e appetita che serviva a catturare gli uccelli.
Tra le piante coltivate, un po' ovunque, a scopo ornamentale vi sono la Magnolia (Magnolia grandiflora), il Bagolaro (Celtis australis), il Tiglio (Tilia petiolaris o platyphyllos), il Platano (Platanus acerifolia), il Lauro (Laurus nobilis) e l'Agrifoglio (Ilex aquifolium).
La Magnolia, originaria dell'America, è stata importata in Europa nel Settecento e si è ampiamente diffusa per la bellezza delle fronde e dei profumatissimi fiori.
Il Bagolaro è molto usato nelle alberature stradali per la chiome folta e per la sua capacità di vivere anche in condizioni non molto favorevoli. Nel Parco vi sono tanti alberelli di Bagolaro nati da poco che crescono in luoghi alquanto strani; ciò è opera degli Uccelli che si cibano dei suoi frutti e trasportano i semi che sono in grado di germogliare ovunque. Quest'albero è dotato, infatti, di un apparato radicale sviluppato, con radici che riescono a insinuarsi anche tra le fessure delle rocce deformandole; per questo motivo è chiamato anche spaccasassi.
Il Lauro, albero sempreverde, presso gli antichi era considerato il simbolo della gloria e le sue foglie utilizzate come ornamenti celebrativi. Ai giorni nostri le foglie si impiegano in cucina per aromatizzare le pietanze e per le loro proprietà digestive.
L'Agrifoglio deve la sua notorietà e diffusione al fatto che i suoi ramoscelli, con bacche rosse, sono considerati di buon augurio nel periodo natalizio. Durante i mesi invernali, però, le bacche sono molto importanti perché rappresentano un'insostituibile fonte di sostenta- mento per molte specie di uccelli.
Non mancano alberi coltivati per il loro frutto come il Cotogno (Cydonia oblonga) e il Fico (Ficus carica). Il Cotogno è una pianta originaria dell'Asia centrale, ma coltivata ora in tutta Europa. I suoi frutti, simili a mele ma molto irregolari e bitorzoluti, da crudi sono immangia- bili, ma dopo lunga cottura diventato ottime marmellate. Il Fico deve la sua diffusione alla bontà dei suoi frutti, ma è forse meno noto che il lattice emesso dal picciolo delle foglie è utile per la cura di porri e delle verruche.
Nel prato sono diffuse numerose specie di erbe e di fiori che sono cresciuti spontaneamente e ripropongono, durante l'epoca della fioritura, i loro profumi e colori. Parlare di tutte le specie presenti è impossibile, dato il numero elevato; nella trattazione, perciò, ne sono sta- te selezionate alcune perché più note o più caratteristiche.
Vi sono specie erbacee che passano spesso inosservate, poiché non possiedono fiori o questi sono molto piccoli e di colore verde. È il caso della cosiddetta Coda di cavallo (Eqisetum arvense), così chiamata per la sua particolare forma, che cresce nei campi e nei luoghi sassosi. Si tratta di una Pteridophyta, che è del tutto priva di fiori, poiché si riproduce' attraverso spore. Possiede delle pareti molto resistenti che ne consentono l'utilizzo nella pulitura dei metalli. Questa sua durezza è però molto nociva agli animali erbivori che se ne nutrono, perché provoca lesioni all'apparato digerente.
In alcune piante, poi, gli involucri fiorali sono talmente ridotti da apparire quasi inesistenti. È il caso delle erbe che appartengono alla famiglia delle Graminacee, le più diffuse sulla terra. Queste piante producono molto polline che viene trasportato dal vento, favorendone la diffusione. Esse costituiscono un ottimo nutrimento per gli animali erbivori domestici. Nei prati del Parco ve ne sono di molte specie tra le quali: il Paleino odoroso (Anthoxanthum odoratum), che durante la fioritura primaverile contiene una sostanza che profuma il fieno e la Mazzolina (Dacty/is g/omerata), molto apprezzata da- gli allevatori.
Tra le piante prowiste di fiori, ve ne sono altre utilizzate come foraggio e che sono presenti nel Parco: l'Erba medica (Medicago saliva), il Trifoglio comune (Trifo/ium pratense) e la Ginestrina (Lotus cornicu/atus).
Si tratta di specie molto importanti poiché nelle loro radici vivono dei batteri (azotofissatori) che producono sostanze nutrienti che le fanno crescere rigogliose e, dopo la loro morte, si diffondono nel terreno, favorendo la crescita di altri vegetali.
Tra i primi fiori a sbocciare ai tepori primaverili vi è il cosiddetto Latte di Gallina (Ornithoga/um umbe//atum), i cui capolini candidi si possono osservare nel prato e ai bordi delle strade. Questa pianta era già nota al tempo dei nostri nonni, perché i suoi bulbi venivano raccolti per essere stufati come cipolline. Anche il Tartufo di canna (He/ianthus tuberosus), dai 'grandi fiori gialli a fioritura autunnale, era conosciuto nel passato per le sue radici a forma di tubero, che un tempo venivano raccolte e cucinate come le patate.
Non meno famose sono le piante del diffusissimo Dente di leone (Taraxacum officina/e) che sono tra le prime ad apparire alla fine dell'inverno e, quando sono tenere e piccole, ancora prima di sviluppare i fiori gialli, sono eccellenti mangiate crude, in insalata.
Altrettanto comuni sono il Ranuncolo (Ranuncu/us acer), una specie molto invadente che costella con i suoi fiori giallo-dorati il prato, il Vilucchio comune (Convo/vo/us arvensis) e il Vilucchione (Convolvolus sepium) i cui fiori a forma di campanelle rosate crescono ovunque.
Meno diffuse all'interno del Parco, ma sicuramente note e facilmente riconoscibili, sono la Viola dei campi (Viola arvensis), il Papavero (Papaver rhoeas) e il Fiordaliso (Centaurea cyanus) che con i loro fiori gialli, rossi e azzurri colorano il prato nella tarda primavera.
Molte sono anche le piante medicinali presenti: la Camomilla (Matricaria chamomilla), la Malva (Malva sylvestris), la Verbena comune (Verbena officinalis), l'Erba dei porri (Chelidonium maius) per citarne qualcuna. La Camomilla è una pianta molto diffusa nei prati, tanto da essere, in molti casi, davvero infestante. Tutti conoscono le sue proprietà calmanti, ma forse pochi sanno che viene utilizzata anche contro la febbre, i dolori e le allergie. Anche la Malva viene impiegata come sedativo, ma soprattutto nella cura di gastrite, nelle infiammazioni della bocca e degli occhi. La Verbena è risultata, invece, utile come coadiuvante nella cura dei disturbi del fegato e dei reni. L'Erba dei porri è, forse, la meno nota tra tutte; essa contiene un lattice che, usato fresco, costituisce un buon rimedio nella cura dei porri.

Per chi volesse approfondire la propria conoscenza delle piante presenti nel Parco, è disponibile e consultabile, presso la sede degli "Amici del Parco", l'erbario realizzato nel 1990.

Fauna del parco

La diversità di biotopi che compongono il territorio del Parco Arcadia, ha consentito di poter ospitare al suo interno molte specie animali con esigenze ecologiche differenti.
Alcune sono tipiche del territorio padano, altre sono originarie di luoghi anche lontani, ma hanno dimostrato di essersi perfettamente adattate a questo ambiente.
Il fontanile Laghetto costituisce un habitat molto favorevole alla vita di numerosi organismi animali e vegetali. Le sue acque, infatti, con la loro temperatura costante, mitigano il clima di inverni ed estati nelle aree adiacenti ad esse. La ricca vegetazione che si sviluppa all'interno delle acque e lungo le sue rive, assicura abbondante cibo e rifugio a pesci, uccelli e rettili.
Tra gli uccelli i più numerosi sono quelli della famiglia degli Anatidi che comprendono: anatre, cigni ed oche. Tra questi, sono le anatre ad essere rappresentate dal maggior numero di specie, tutte caratterizzate da piedi palmati (dotati cioè di una membrana che facilita gli spostamenti in acqua), ali appuntite e zampe corte. Alcune di queste specie sono dette "di superficie", altre "tuffatrici" secondo il loro modo di ricercare il cibo, costituito da vegetali, insetti o piccoli pesci. Le anatre "di superficie" si nutrono, in prevalenza, di piante acquatiche che raggiungono immergendo solo la parte anteriore del corpo, i due sessi presentano, inoltre, forma e caratteristiche molto diverse tra loro. Le anatre "tuffatrici" si immergono anche a grandi profondità per la ricerca del cibo, sono più piccole delle altre e i due sessi si differenziano, soprattutto, per il piumaggio.
Passeggiando lungo il sentiero ombreggiato da Robinie e Aceri che costeggia il fontanile, fino a raggiungere il piccolo laghetto artificiale recintato, ci si può soffermare ad osservare e a distinguere le varie specie di anatre presenti. Il periodo migliore per intraprendere la divertente impresa è sicuramente quello estivo in cui i maschi mostrano, in tutta bellezza, la loro appariscente livrea.
Tra tutte le specie spicca il Germano reale (Anas platyrhynchos), detto anche Anatra selvatica, la più conosciuta tra quelle "di superficie", che mostra un evidente dimorfismo sessuale. Il maschio presenta colori molto vivaci che servono ad attrarre la femmina e l'accoppiamento è preceduto da particolari esibizioni del maschio di fronte alla femmina prescelta. La livrea di quest'ultima, al contrario, è caratterizzata da tinte meno evidenti e in prevalenza brunastre. Ciò le consente di mimetizzarsi nell'ambiente sfuggendo ai possibili predatori, è a lei, infatti, che spetta il compito di costruire il nido, covare le uova e difendere i piccoli anche fingendosi ferita, quando occorre.
Molto più difficile sarà riconoscere il maschio dalla femmina dei Fischione del Cile (Anas sibi/atrix) che è, infatti, una delle poche specie di Anatre in cui entrambi i sessi si rivestono della livrea nuziale e presentano un piumaggio molto variopinto.
Si potranno, inoltre, osservare le altre simpatiche anatre "di superficie" che popolano sia il fontanile, sia il piccolo laghetto artificiale delimitato dal recinto adiacente la testa del fontanile.
Il Codone (Anas acuta), ad esempio, caratterizzato dalla testa color cioccolato con il becco azzurrognolo, dal lungo collo e dalla sottile coda nera che, per queste qualità, merita il titolo di anatra dalle forme più eleganti.
Il Codone Bahamas (Anas bahamensis) è tra le Anatre che si tuffano assai di rado per cercare il cibo.
Il Fischione (Anas penelope) conosciuto con il nome dialettale di Corous per il suo capo color castano, presenta il corpo grigi astro e il petto rossiccio, è un ottimo volatore ma cammina altrettanto bene sul terreno. Anche l'Anatra falcata (Anas falcata), una specie di origine asiatica, possiede una testa castana, ma il collo e la gola bianchi hanno un collare nero che ne consente l'individuazione.
Non sarà difficile riconoscere l'Alzavola (Anas crecca) poiché è la più piccola anatra di superficie e il maschio ha una stria verde-metallico sul capo castano.
Simili ad essa, ma di dimensioni superiori, sono la Marzaiola (Anas querquedula) caratterizzata da un lungo sopracciglio bianco che contrasta con le tinte scure del capo, e la variopinta Anatra carolina (Anas carolinensis), che viene considerata come la specie americana dell'Alzavola.
L'Anatra carolina e il Fischione del Cile costituisco- no le uniche, tra le specie del genere Anas, che hanno nidificato all'interno del Parco Arcadia:
Tre sono le anatre "tuffatrici" presenti, la Moretta (Netta fuligula) che è inconfondibile: il maschio ha il becco grigio e il piumaggio nero contrastante con i fianchi candidi e una cresta sul capo che ricade sulla nuca, la Peposaca (Netta peposaca) dalla livrea grigio-nera e il Fistione turco (Netta rufina), di un vistoso color castano e nero. Esse si sono riprodotte nel Parco e hanno deposto le uova in un nido ben ceIato tra la vegetazione. Queste ultime possono essere riconosciute per il vivace colore rosso del becco che è caratteristico anche della Volpoca (T adorna tadorna), la cui livrea è variopinta di nero, castano e bianco, della vistosa Anatra mandarina (Aix galericulata) e dalla varietà candida l'Anatra mandarina bianca.
La Volpoca e l'Anatra mandarina appartengono a quel gruppo di Anatidi molto simili alle oche per forma e dimensioni assieme alla Casarca (Casarca ferrugnea), dal caratteristico colore uniformemente ocra rossiccio e alla Anatra marmorizzata (Marmaronetta angustirostris), entrambe con becco nero.
Interessante è risultata la nidificazione delle specie affini Voi poca, Casarca e Anatra mandarina che costruiscono il loro nido in tane nel terreno, in cavità di vecchi alberi o in crepacci dimostrando le loro abitudini un po' anomale rispetto alle altre anatre.
Altrettanto particolare è la Dendrocygna (Dendrocygna viduata) che appartiene al gruppo delle anatre fischianti, ha piumaggio bruno, collo nero e la faccia oianca; buona tuffatrice e nuotatrice, è ritenuta da molti autori la più affine ai cigni e alle oche.
I cigni e le oche sono uccelli di media -grossa mole con collo molto lungo e hanno costumi simili; le oche sono però meno acquatiche dei cigni e sono più migratrici. Ciò significa che, allo stato selvatico, nidificano nei paesi del nord e che affrontano, ogni anno, un lungo viaggio per trascorrere i mesi invernali in paesi più caldi, tra cui l'Italia.
I Cigni e le Oche sono originari di paesi nordici, ma, dopo essere stati introdotti nei territori italiani, vi si sono perfettamente adattati.
Nel Parco sono presenti il candido Cigno reale dal becco arancio con la base nera e il meno comune Cigno nero (Cygnus atratus). Seppur così diversi in apparenza, le due specie sono entrambe di indole socievole, ma non sono né pacifici né concilianti; quando sono in collera ergono le penne, si gonfiano e tentano di beccare. Sono, però, uccel- li molto fedeli: una coppia, dopo essersi formata, rimane unita per anni, probabilmente per tutta la vita, dividendosi i compiti e aiutandosi.
Entrambe le specie si sono riprodotte all'interno del Parco e camminando sul ponticello che sovrasta il fontanile Barona, può capitare di vedere un grosso nido di Cigno costruito da entrambi i genitori sulla ri- va, con la femmina che cova e il maschio che fa la guardia al nido. Per non disturbare questi delicati momenti, è opportuno parlare sottovoce e non sostare troppo nelle vicinanze, per non intimorirli.
Risulta, invece, quasi impossibile non udire i fischi e gli schiamazzi che emettono le numerose oche, diffuse nel prato recintato e sulla sponda opposta al sentiero che costeggia il fontanile, soprattutto quando sono in collera. Oltre ad essere degli uccelli chiacchieroni, esse sono state erroneamente considerate stupide fin dai tempi più antichi. Tuttavia ogni osservazione dimostra il contrario, poiché possiedono una sensibilità e un'intelligenza molto sviluppate. Tra le oche presenti nel Parco, distinguibili dai Cigni per la robustezza del corpo e la maggior brevità di collo e becco, la più nota è l'Oca selvatica (Anse, anse,). A questa specie appartengono le famose Oche del Campidoglio chiamate così in onore delle loro antenate che, spaventate dall'arrivo dei Galli, si misero a fischiare svegliando i Romani, che poterono così difendersi dall'invasione.
Affine all'Oca selvatica è l'Oca del Canada (Branta canadensis) dal lungo collo nero, la cui voce, però, è più simile a quella dei cigni. È, invece, caratterizzata da una netta differenza di colore nel piumaggio dei due sessi la Bernaccia di Magellano (Chloephaga picta), una specie originaria del sudamerica, prevalentemente diffusa nell'emisfero australe.
L'Oca del Canada e la Bernaccia di Magellano, si sono riprodotte anch'esse all'interno del parco, costruendo nidi vicino ai corsi d'acqua. Durante il periodo degli amori, può capitare di scorgere i maschi eccitati e battaglieri che si affrontano con violenza o che difendono con coraggio la prole.
È presente, inoltre, una specie assai poco diffusa in natura, l'Oca facciabianca (Branta leucopsis), che nidifica nel Nord America.
Appartiene, invece, alla famiglia dei Rallidi la Folaga (Fulica atra), un uccello tipico degli ambienti palustri e piuttosto frequente allo stato selvatico. È caratterizzato da piumaggio nero, becco bianco e zampe verdastre con piedi lobati. La Folaga è buona nuotatrice, tuffatrice e predilige le acque profonde. Può essere considerata un predatore poiché, oltre a nutrirsi di vegetali, si ciba di animali come insetti, molluschi e piccoli pesci.
Carnivoro è anche il tranquillo rettile presente nel Parco e che ha eletto a dimora il fontanile Laghetto: la Testuggine palustre (Emys orbicularis). Ormai rara allo stato selvatico, essa risulta qui ampiamente diffusa. Gli esemplari presenti sono stati donati, in gran parte, dal Museo di Scienze Naturali di Milano, dopo essere stati raccolti dai padroni che volevano liberarsene. Si tratta di un animale che si trova a proprio agio sul terreno, dove insegue le sue piccole prede, ma che è nell'acqua dove trascorre gran parte della vita. Per poterla osservare ideali sono i mesi estivi in quanto durante l'inverno va in letargo: si scava un buco vicino all'argine e resiste anche ai gran- di freddi; in primavera si risveglia e riprende la sua attività.
Di notevole importanza per la fauna acquatica sono i due fontanili presenti all'interno del Parco.
Tutte le specie presenti, infatti, sono tipiche della nostra zona e un tempo erano diffuse nei numerosi fontanili che caratterizzano questo territorio e che stanno purtroppo scomparendo. Essi hanno una duplice valenza di acque calme nelle teste e di acque correnti lungo l'asta, sono perciò in grado di ospitare pesci con preferenze diverse,
Predilige le acque calme, stagnanti, con ricca vegetazione la Carpa (Cyprinus carpio) un pesce di notevoli dimensioni e di origine asiatica, ma che si è ben adattata nelle acque italiane, dove è tuttora oggetto di pesca. Essa trascorre la stagione invernale adagiata sul fondo in uno stato di inattività, attendendo il ritorno della primavera; la sua alimentazione è assai varia e comprende invertebrati acquatici e vegetali. Di abitudini simili, ma di dimensioni inferiori è la Tinca (Tinca tinGa), che condivide con essa le acque calme e che è in grado di sopportare maggiormente eventuali condizioni di scarsa ossigenazione dell'acqua,
III Cavedano (Leuciscus cephalus cabeda) e il Barbo (Barbus barbus plebejus) prediligono, invece, le acque a corrente vivace tipiche delle aste, che abbandonano soltanto nel corso della stagione invernale per ritirarsi nelle acque profonde. Mentre il Barbo trascorre la brutta stagione in stato semiletargico, il Cavedano mantiene un buon livello di attività in tutte le stagioni.
Lo Storione (Acipenser sturio) è tra i pesci che raggiungono le maggiori dimensioni, fino a qualche metro di lunghezza. La sua peculiarità è, senza dubbio, la migrazione che compie allo stato selvatico. I giovani storioni trascorrono, infatti, due o tre anni nelle acque dolci, poi scendono verso il mare dove restano fino al raggiungimento della maturità sessuale; tornano poi nei corsi d'acqua per deporvi le uova. Terminata la riproduzione, si dirigono verso il mare e attendono il successivo periodo riproduttivo. Durante la loro permanenza nelle acque dolci, essi si nutrono di Insetti, Crostacei e di piccoli Pesci.
Di elevato valore naturalistico è il Luccio (Esox lucius) che occupa il ruolo di predatore nei confronti delle altre specie delle acque dolci. Esso riesce, infatti, a contenere la diffusione smisurata di pesci troppo prolifici, quali ad esempio i Ciprinidi (Cavedano, Carpa, Barbo...). Trascorre la maggior parte del tempo immobile in acque poco correnti, ma scatta fulmineo sulla preda senza estenuanti inseguimenti. Talvolta ricorre alla predazione di altri Lucci, soprattutto per problemi di competizione o di penuria alimentare.
Presente nel parco , il Daino è una specie endemica della zona mediterranea e, un tempo, abitava presumibilmente anche i boschi padani. Il suo pellame cambia tonalità nelle diverse stagioni; passa dal bruno- giallastro punteggiato di macchie bianche e con una striscia scura sul dorso (che termina sulla coda chiara) nel periodo estivo, a quello più scuro tipicamente invernale.
Unica eccezione è il mantello del Daino albino, che per una depigmentazione della pelle e dei peli assue un colore uniformemente bianco candido. La dieta vegetariana del Daino è varia e composta da erbe, corteccia, bacche, semi e cereali.
Il maschio, già dal primo anno di età è dotato di corna che con il passare degli anni crescono sempre più grandi e ramificate; esse sono ricoperte dal cosiddetto "velluto" una particolare pelle ricca di sottili peli, di cui gli animali si liberano non appena incomincia la stagione degli amori (settembre-ottobre). In questi mesi i maschi sfruttano le loro corna per affrontarsi in veri e propri combattimenti e marcano il proprio territorio con l'urina, che attira le femmine. Le corna, che costituiscono il cosiddetto trofeo, cadono ogni anno verso il mese di giugno, per ricrescere poi dopo poche settimane. I Daini presenti si riproducono tutti gli anni da parecchio tempo; ogni femmina partorisce circa un piccolo l'anno, che di- viene indipendente dopo otto o nove mesi. Spesso è possibile avvicinare i bellissimi Daini dal recinto, ma solamente non disturbandoli essi divengono confidenti, altrimenti sono schivi e timidi.
Un altro mammifero presente è la Capra (Capra sp.) di cui non si conosce la specie, poiché si tratta di un incrocio. Caratteristiche della Capra sono le corna, grandi e robuste nei maschi, più deboli (o mancanti) nelle femmine e la barbetta a punta che hanno sul mento. Sono animali che abitano, in prevalenza, le parti più alte dei monti e il cui allevamento in cattività non comporta grandi difficoltà, anche se occorre avere qualche accorgimento. I recinti devono offrire loro la possibilità di arrampicarsi liberamente e il terreno deve essere tale da garantire un continuo logorio degli zoccoli, che crescono con grande rapidità.
Colpirà sicuramente i visitatori uno degli uccelli più grandi al mondo, l'Emù australiano (Dromiceius novae-hollandiae) che può arrivare a misurare fino a 1.90 metri di lunghezza e altrettanti in altezza. La sua livrea marroncina è formata da piume lunghe, strette e cadenti. È sia uno straordinario corridore, che può raggiungere la considerevole velocità di 50 kmjh, sia un buon nuotatore. I vegetali costituiscono la base della sua alimentazione, ai quali si aggiunge qualche piccolo bruco.
L'andatura elegante, maestosa e un ciuffo di piume posto sulla fronte caratterizzano la Gru coronata (Balearica pavonina), una specie di origine tropicale che viene tenuta con facilità nei parchi e negli zoo, dato che vi si adatta senza difficoltà. Nel Parco predilige sostare sulla sponda del fontanile Laghetto opposta a quella accessibile ai visitatori. Essa ha la curiosa abitudine di calpestare l'erba per stanare gli insetti e di dormire appollaiata sui rami degli alberi. Può capitare, ad un attento osservatore, di assistere a una sorta di danza, quando viene eccitata da qualche emozione o ad una sequela di salti ad ali aperte, se appare qualcosa a lei sconosciuta.
Sicuramente più comune, ma altrettanto bello, è il Pavone (Pavo cristatus), una specie originaria dell'India, ma già conosciuta ed apprezzata all'epoca dei Romani. Presenta un piumaggio blu-verde nelle parti superiori del corpo, nero in quelle inferiori. È la coda, però, a costituire l'attrazione principale con le lunghissime piume verdi, ornate all'estremita da un vistoso "occhio" azzurro. Durante la stagione degli amori il maschio sfila davanti alla femmina, spiegando le meravigliose penne, come un ventaglio in modo da formare la caratteristica "ruota", che si può ammirare nei mesi primaverili. È, inoltre, presente il candido Pavone bianco, una delle numerose varietà di pavoni domestici ottenuti dagli allevatori europei. Entrambi sono dei pessimi volatori, discreti corridori e la loro alimentazione, molto varia, è composta da insetti, semi, molluschi e lucertole. I Pavoni si sono riprodotti nel Parco dopo aver costruito il nido con piccoli ramoscelli, foglie secche e deponendo quattro o cinque uova che la femmina ha il compito di covare.
Non si può dimenticare, inoltre, la Gallinella americanina (Gallus sp.), che rappresenta la razza nana della specie, allevata soprattutto a scopo ornamentale.
Nelle due voliere sono ospitate numerose specie di Uccelli tra cui esemplari di Cocorita (Melopsittacus undulatus), un Pappagallo dai leggiadri colori caratterizzato dal becco di forma uncinata e dalla particolare morfologia delle zampe che utilizza per raccogliere semi, frutti e portarli alla bocca. Simpatico e robusto, è in grado di imparare qualche piccolo esercizio di abilità e di imitare qualche suono o parola. Purtroppo, appartiene a quel gruppo di uccelli che conta il maggior numero di specie estintesi in questi ultimi anni.
Numerose sono anche le razze domestiche di Canarino (Serinus canaria). I primi esemplari appartenenti a questa specie furono importati dalla Spagna nel XV secolo e, oggigiorno, sono diventati uccelli da gabbia molto apprezzati. Nei tre secoli di allevamento, hanno assunto un colore più chiaro e hanno affinato le tecniche del canto.
Anche il Bengalino (Amandava amandava), di origine esotica, è molto apprezzato come uccello da gabbia, soprattutto perché è piuttosto socievole ed adattabile.
L'Usignolo giapponese (Leiothrix lutea), la cui provenienza non è, come si può supporre, il Giappone, bensì l'Himalaya, si adatta bene, anch'esso, alla vita in cattività. È caratterizzato da una colorata livrea e da un canto assai gradevole, anche se un po' mo- notono. D'indole vivace, ma diffidente, è. sempre in movimento alla ricerca di cibo. "
Originario delle Americhe è il Cardinale rosso (Cardinalis cardinalis), una specie migratrice che presenta un piumaggio bruno con un becco massiccio di colore rosso.
È, invece, tipico della nostra zona, il Verdone (Carduelis chloris), dal piumaggio verdastro, che predilige le aree coltivate ricche di alberi, frutteti e vigneti dove trova i semi di cui è molto ghiotto e dei quali si nutrono anche i suoi pulcini.
La ricca vegetazione e la numerosa fauna del Parco Arcadia, di cui sono stati descritti gli ambienti di vita, le caratteristiche ed esigenze ecologiche, costituiscono un patrimonio naturalistico di notevole importanza. È compito di tutti rispettare e tutelare questo patrimonio, sia per consentire a chi verrà dopo di noi di usufruirne, sia per gratitudine verso i volontari che ogni giorno dedicano parte del loro tempo li bero alla cura della vegetazione, degli animali e alla pulizia del Parco.

cerca nel sito
motore di ricerca
Calendario eventi
<< dicembre 2016 >>
L M M G V S D
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  
             
 

Comune di Bareggio : Piazza Cavour - cap 20010 Bareggio (MI) C.F. 82000710150 P.I. 03657940155

tel. (+39) 02 / 902581  fax (+39) 02 / 90361596 MAIL e PEC

I contenuti delle pagine del presente Sito web non possono, né totalmente né in parte, essere copiati, riprodotti, trasferiti, caricati, pubblicati o distribuiti in qualsiasi modo senza il preventivo consenso scritto del Comune di Bareggio, fatta salva la possibilità di stampare estratti delle pagine di questo Sito unicamente per utilizzo personale.


Portale internet realizzato in collaborazione con
Progetti di Impresa Srl © 2010