La storia e lo stemma comunale - Comune di Bareggio

La storia e lo stemma comunale - Comune di Bareggio

IL COMUNE DI BAREGGIO

Il territorio

Il territorio comunale di Bareggio è all'inizio del cosiddetto "Magentino" a ovest di Milano, a cavallo della S.S. Padana Superiore che conduce a Novara. Confina a est con il Comune di Cornaredo, a nord con il Comune di Pregnana, a ovest col comune di Sedriano, a sud con i Comuni di Cisliano e Cusago. La superficie attuale del Comune è di kmq 11,23 che, rapportata alla superficie totale della provincia di Milano (kmq 2758,15) rappresenta in percentuale lo 0,140.

Nelle campagne circostanti, a sud, è dislocata la Riserva naturale parziale biologica "Fontanile Nuovo", una quarantina di ettari d'area protetta (oltre alle sorgenti sono inclusi i campi limitrofi) che offrono un esempio tipico di fontanile della Bassa pianura padana. La riserva è ricompresa nel vasto Parco Agricolo Sud Milano.

comune

LA STORIA

"I primi nuclei abitativi di Bareggio sono da ritenersi antecedenti alla colonizzazione romana e risalgono probabilmente a invasori emigrati d'oltralpe, i Galli Insubri, che prevalendo sugli Etruschi tra il VI e il V secolo avanti Cristo si stanziarono nella zona tra il Ticino e l'Adda, fino a quell'epoca abitata da radi insediamenti di popolazioni Liguri successive alla coltura di Polada (età del bronzo 2200-1600 a.c. circa).

Il più antico documento disponibile nel quale compare il nome del nostro paese è un atto notarile del 1005: “loco Baradiglo”; successivamente esso si evolve in “Baradegio” (sec. XIII) e “Baregio”, in lingua volgare, o “Baregium” in latino (sec. XIV). Va altresì ricordato che l’origine del nome deriverebbe dalla natura del terreno: i termini “barasia”, "baraggia" e “bareggia” indicavano, fin dalle antiche pergamene, le brughiere aride e incolte prive di sorgenti.

Le sorti della comunità furono per lungo tempo nelle mani degli Abati del potente Monastero Benedettino di S. Ambrogio in Milano. Esso possedette, a partire dal 880 e per alcuni secoli, buona parte del territorio di Bareggio. Tutti i possedimenti del Monastero erano considerati “terra Sancti Ambrosii” e su tali proprietà i potenti Abati esercitarono diritti e giurisdizione. La sferza (o flagello) di S. Ambrogio che compare sulla fascia che attraversa il campo dello stemma comunale  testimonia l’importanza del grande monastero che crebbe attorno alle mura della sua basilica. Lo stesso simbolo di potenza è raffigurato sul prezioso cotto posto all’esterno della sacrestia della chiesa parrocchiale.

La lotta dei Comuni Lombardi contro il Barbarossa suscitò, nel secolo XII, fermenti tali che gradualmente ridussero le prerogative feudali e i privilegi imperiali. Il 29 luglio del 1300 L’Arcivescovo di Milano concesse all’Abate di S. Ambrogio la facoltà di venderne le proprietà. Quel giorno cessava ogni contatto tra il Monastero e la comunità di Bareggio.

In quello stesso periodo crebbe il desiderio di autonomia anche in campo religioso e, pur non essendo noto l’anno preciso del XIII secolo, anche la chiesa dei S. Nazaro e Celso, situata sull’attuale piazza Cavour,  si trasformò in parrocchia autonoma rispetto alla Pieve di S. Vittore di Corbetta dalla quale era dipesa per molti secoli. L’antica chiesa parrocchiale (romanica) esisteva ancora alla fine del 1600 quando venne abbattuta per costruirvi in loco la nuova chiesa ottagonale inaugurata nel 1727. Dell’antica struttura romanica si salvò solo il campanile la cui parte bassa (impreziosita da archetti) si può vedere ancora oggi.

In epoca post unitaria, a fronte dell’aumento della popolazione, la chiesa ottagonale fu prolungata assumendo il suo aspetto definitivo nel 1893. Dedicata fin dalle origini ai santi Nazaro e Celso, martiri in epoca pagana, ogni 28 Luglio se ne celebra la  memoria. In quell’occasione  sopra l'altare viene bruciato un globo di ovatta bianco con una croce rossa, simbolo del martirio e segno della caducità della vita terrena perchè hic transit gloria mundi (così passa la gloria di questo mondo). La festa patronale è tuttavia celebrata la prima domenica di Ottobre per consentire la massima partecipazione.

Il lavoro di generazioni di bareggesi ha trasformato il territorio e nulla rimane dell’antica e incolta  “baraggia”. L’appartenenza del luogo alla “fascia delle risorgive” della valle Padana, lungo la quale le acque sotterranee tendono ad affiorare in superficie, ha agevolato la nascita di una serie di sorgenti in corrispondenza di depressioni naturali e cavità scavate dall’uomo: i Fontanili. Fin dai tempi più remoti le loro acque hanno contribuito a vincere l’aridità delle terre favorendo il fiorire dell’agricoltura. Bareggio conta ben 16 fontanili alcuni dei quali, tipo il già citato Fontanile Nuovo, conservano l’antico fascino.

In prossimità del fontanile “Laghetto”, nacque nei primi decenni del 1600 l’Accademia letteraria “L’Arcadia di Bareggio” per iniziativa di nobili locali appassionati di letteratura. Dagli anni ‘70 il “Laghetto” è parte integrante del vasto e prezioso parco che ha ereditato lo storico nome seicentesco: Arcadia.

A partire dalla fine dell’800 l’economia agricola bareggese, al pari di tutta quella lombarda, ha potuto contare sulla rete di canali del Consorzio Villoresi relegando ai fontanili un ruolo sempre più marginale.

La storia di Bareggio è lunga e la documentazione che la riguarda è ricchissima al punto da non poter essere riassunta in questa breve presentazione.  Grazie al prezioso lavoro di Don Carlo Riva, parroco dal 1962 al 1989, essa è magistralmente presentata nelle sue pubblicazioni: “Bareggio note storiche”, “Bareggio notizie sparse”, “I Curati di Bareggio” e “L’Arcadia di Bareggio” edite tra il 1975 e il 1988. Dette pubblicazioni sono state la preziosa fonte di queste note."

a cura di Giuseppe Colombo e Vittorio Oldani

stemma

grafico andamento popolazione dal 1991 al 2018

Ecco il link del video che racconta il nostro paese, un viaggio alla scoperta di ciò che rende unico Bareggio e il suo territorio

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